OTTOCENTO: PRIMA MACCHINA PROGRAMMABILE
Il telaio Jacquard è considerato la prima macchina programmabile in ambito tessile, perchè capace di sostituire le operazione dei tiralicci, attraverso l'esecuzione combinata di operazioni semplici (movimento dei licci). Esso viene inventato da Joseph-Marie Jacquard, il quale riesce ad automatizzare il sollevamento dei fili dell'ordito, facendo passare gli uncini responsabili di questa operazione attraverso anelli di altrettanti aghi ad essi perpendicolari. Poichè gli aghi, ad ogni passata, vengono premuti da un sistema di molle contro i cartoni perforati, quando un ago incontra un foro si sposta lateralmente e sgancia l'uncino corrispondente dal dispositivo di sollevamento, Dopo ogni passata, il cartone viene ritratto, il dispositivo di sollevamento si abbassa e gli aghi ritornano tutti nella posizione originaria. A questo punto il cartone viene fatto avanzare di un passo e l'operazione ricomincia. L'invenzione è datata 1801 e viene per parecchio tempo coperta dal più stretto segreto; solo una decina di anni dopo la macchina comincia ad essere usata, in particolare in Francia nel 1812 funzionavano circa 11000 telai Jacquard. Anche in Italia, grande è la fortuna di questa macchina. L'industria serica del Meridione riceve un significativo incremento di produzione e di esportazioni: anche se ancora l'industria domestica prevale. Agli inizi, questa macchina era molto più usata e conosciuta nel Napoletano, a differenza del Piemonte e Lombardia, che poi la utilizzeranno in seguito.
Bibliografia: "Storia delle macchine" di Vittorio Marchis
martedì 12 maggio 2020
lunedì 11 maggio 2020
STEP #13 - NEL SETTECENTO
TRATTARE L'INFORMAZIONE NEL SETTECENTO: ENCYCLOPEDIE
Nel Settecento nacque la necessità di racchiudere tutto il sapere e la cultura del passato, ed in particolare le arti, che sono l'espressione più concreta del lavoro dell'uomo. Questa necessità trovò luogo nell'Encyclopèdie. L'Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et métiers (Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e mestieri), realizzata tra il 1751 e il 1780, è la prima grande enciclopedia dei nostri tempi. Straordinaria testimonianza di un'epoca, monumento innalzato all'intelligenza dell'uomo, l'Encyclopédie esprime l'aspirazione illuminista a una sistemazione organica delle conoscenze che rifletta la globalità dell'universo. I successi delle scienze, la convinzione di vivere in un'epoca di grande progresso filosofico contribuirono a delineare la trasformazione dell'ideale enciclopedico: non esposizione esaustiva e unitaria delle conoscenze, ma strumento capace di individuare le connessioni tra i vari campi del sapere e di indicare un percorso per il futuro. L'impresa nacque dal progetto del libraio editore parigino Le Breton di tradurre dall'inglese la Cyclopaedia di Chambers, che era stata pubblicata a Londra nel 1727. Il lavoro venne affidato a Diderot, il quale trasformò il modesto progetto iniziale in un'opera di proporzioni amplissime, che si può a buon diritto definire universale. Il primo tomo uscì nel luglio 1751, introdotto dal celebre Discours préliminaire (Discorso preliminare) di d'Alembert. Nonostante gli attacchi di gesuiti e giansenisti (i primi due tomi furono proibiti nel 1752), la pubblicazione andò avanti grazie alla protezione di Madame de Pompadour e di Malesherbes (direttore dell'ufficio di censura), all'enorme successo di pubblico (si contarono più di 4000 sottoscrittori) e all'energia di Diderot, rimasto solo alla guida dell'opera dopo le polemiche con Rousseau e il ritiro di d'Alembert (1758). Tra il 1751 e il 1775 vennero pubblicati diciassette volumi e undici volumi di tavole (1762-72). Successivamente (1775-80) uscirono altri quattro volumi di supplemento e quattro di tavole. L'Encyclopédie rappresenta la sintesi del pensiero illuminista, in quanto esprime la fiducia nella ragione, nel sapere e nelle scienze, considerati strumenti di progresso, strada maestra per trionfare sull'errore, sull'oscurantismo e sui pregiudizi. Il frequente ricorso al dialogo, i rinvii che introducono a riflessioni diverse su un dato argomento ne evidenziano l'intento pedagogico, affrancato da ogni dogmatismo, ma teso a un ideale di libertà intellettuale. L'ampio spazio attribuito a scienze, tecnica e storia è novità rilevante: aprendo al sapere scientifico, ma affermando la dipendenza dell'uomo dalla storia, l'Encyclopédie costituiva, come scrisse lo stesso d'Alembert, un ponte lanciato tra il passato e l'avvenire.
Nel Settecento nacque la necessità di racchiudere tutto il sapere e la cultura del passato, ed in particolare le arti, che sono l'espressione più concreta del lavoro dell'uomo. Questa necessità trovò luogo nell'Encyclopèdie. L'Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et métiers (Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e mestieri), realizzata tra il 1751 e il 1780, è la prima grande enciclopedia dei nostri tempi. Straordinaria testimonianza di un'epoca, monumento innalzato all'intelligenza dell'uomo, l'Encyclopédie esprime l'aspirazione illuminista a una sistemazione organica delle conoscenze che rifletta la globalità dell'universo. I successi delle scienze, la convinzione di vivere in un'epoca di grande progresso filosofico contribuirono a delineare la trasformazione dell'ideale enciclopedico: non esposizione esaustiva e unitaria delle conoscenze, ma strumento capace di individuare le connessioni tra i vari campi del sapere e di indicare un percorso per il futuro. L'impresa nacque dal progetto del libraio editore parigino Le Breton di tradurre dall'inglese la Cyclopaedia di Chambers, che era stata pubblicata a Londra nel 1727. Il lavoro venne affidato a Diderot, il quale trasformò il modesto progetto iniziale in un'opera di proporzioni amplissime, che si può a buon diritto definire universale. Il primo tomo uscì nel luglio 1751, introdotto dal celebre Discours préliminaire (Discorso preliminare) di d'Alembert. Nonostante gli attacchi di gesuiti e giansenisti (i primi due tomi furono proibiti nel 1752), la pubblicazione andò avanti grazie alla protezione di Madame de Pompadour e di Malesherbes (direttore dell'ufficio di censura), all'enorme successo di pubblico (si contarono più di 4000 sottoscrittori) e all'energia di Diderot, rimasto solo alla guida dell'opera dopo le polemiche con Rousseau e il ritiro di d'Alembert (1758). Tra il 1751 e il 1775 vennero pubblicati diciassette volumi e undici volumi di tavole (1762-72). Successivamente (1775-80) uscirono altri quattro volumi di supplemento e quattro di tavole. L'Encyclopédie rappresenta la sintesi del pensiero illuminista, in quanto esprime la fiducia nella ragione, nel sapere e nelle scienze, considerati strumenti di progresso, strada maestra per trionfare sull'errore, sull'oscurantismo e sui pregiudizi. Il frequente ricorso al dialogo, i rinvii che introducono a riflessioni diverse su un dato argomento ne evidenziano l'intento pedagogico, affrancato da ogni dogmatismo, ma teso a un ideale di libertà intellettuale. L'ampio spazio attribuito a scienze, tecnica e storia è novità rilevante: aprendo al sapere scientifico, ma affermando la dipendenza dell'uomo dalla storia, l'Encyclopédie costituiva, come scrisse lo stesso d'Alembert, un ponte lanciato tra il passato e l'avvenire.
sabato 2 maggio 2020
STEP #12 - NELLA TECNOLOGIA MEDIEVALE E MODERNA
METODI DI TRATTARE L'INFORMAZIONE NEL PERIODO MEDIEVALE E MODERNO
Durante il Medioevo la grande tradizione letteraria e filosofica dell’antica Grecia e di Roma si estinse. L’Europa fu divisa in una serie di stati feudali a economia agricola. L’alfabetizzazione era prerogativa quasi esclusiva della Chiesa. I documenti venivano scritti in latino su fogli di pergamena. Le diverse regioni culturali e linguistiche venivano tenute insieme da una burocrazia di ispirazione religiosa amministrata dalla Chiesa. I monasteri divennero i centri culturali più importanti. Nel sec. XIII cominciano ad apparire i primi documenti scritti in volgare, favoriti dall’introduzione della carta, molto meno costosa della pergamena. Durante tutto il Medioevo, malgrado i molti testi scritti, la tradizione orale svolgeva ancora un ruolo fondamentale nella trasmissione delle informazioni e delle conoscenze. James Burke (1985) assegna una grande importanza alla funzione che la memoria e i meccanismi mnemonici esercitavano nel sistema di comunicazione del Medioevo, funzione destinata a cambiare con l’arrivo della più potente delle rivoluzioni tecnologiche: l’invenzione della stampa a caratteri mobili. James Burke e altri studiosi ritengono che la stampa a caratteri mobili sia stata la più grande trasformazione tecnologico-culturale nella storia dell’Europa. Questa invenzione segnò la fine del Medioevo e l’alba dell’era moderna. La si potrebbe considerare come un ‘motore storico primario’ che ha condizionato lo sviluppo delle altre tecnologie di massa. Nell’Europa moderna dei primi tempi esistevano tutte le condizioni necessarie alla rapida crescita di questo nuovo medium. Ne ricordiamo soprattutto tre: la nascita del volgare accanto al latino, l’introduzione della carta al posto della pergamena e l’adozione dei numeri arabi al posto del sistema numerico romano. L’alfabetizzazione in volgare, apparsa tra i secoli XII e XIII, sfidò il monopolio della Chiesa nel campo della comunicazione scritta. L’acquisizione della conoscenza diventò un processo monofasico, mentre nel passato era preceduta da una fase di apprendimento del latino come seconda lingua. Anche gli analfabeti riuscivano a seguire la letteratura in volgare quando veniva recitata ad alta voce. Se questo contribuì alla conservazione degli usi e delle tradizioni locali, l’introduzione della carta rese il processo di stampa meno costoso. Di conseguenza, i libri diventarono accessibili anche ai più poveri. Per convenzione, identifichiamo come anno dell’invenzione della stampa il 1455, anno di pubblicazione della cosiddetta Bibbia di Gutenberg, una bibbia primitiva a 42 caratteri. Si trattò del primo libro di una certa importanza ad essere stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Da questo punto in poi, l’intera Europa entrerà in contatto con una tecnica rivoluzionaria.
Link:
STEP #11 - NELLA PANDEMIA
Con l'informatizzazione della società si è data gran voce alle opinioni delle persone più comuni. Quest' informatizzazione, negli ultimi decenni, ha inoltre stravolto il modo di informare le masse ed ha aperto un mondo a gruppi d'interesse, grandi multinazionali e lobby, più in generale, che hanno trovato nell'informazione informatizzata il mezzo più idoneo per esercitare la loro pressione mediatica.
Un esempio lampante dell'uso che si fa dell'informazione da molti anni, ci è offerto, in questo periodo, dalla pandemia da COVID-19. È fuor di dubbio infatti che da mesi viene portata avanti una propaganda che ha intenzionalmente suscitato solo grande panico tra la popolazione, specialmente quella italiana, andando creare quel clima di paura e timore che si percepiscono in questi giorni. Abbiamo letto e ascoltato emittenti del "mainstream" proporre un tipo di informazione monografica, senza contraddittorio e molto spesso con gravi lacune scientifiche e soprattutto nell'elaborazione dei dati. Ci hanno dipinto questa pandemia come un'emergenza senza uscita, come un pericolo per l'umanità; è cosi che agiscono, da sempre. Con l'informatizzazione mediatica, però, il loro lavoro è stato semplificato: seminano facilmente, attraverso TV e social, terrore, panico e insicurezza; in sostanza creano un problema e poi, come se fossero i salvatori, ci offrono la loro soluzione...
L'ultima pensata da parte dei governi e degli "esperti" è quella di scaricare le app di tracciamento, questo ci porta a fare una riflessione sul rapporto tra privacy, tecnologia ed emergenza sanitaria. In altre parole, fino a quanto si può rinunciare alla propria libertà e alla propria vita privata in nome dell’emergenza? E ancora, quanto le app da implementare sono realmente strumenti per mappare il diffondersi della pandemia (e cercare di contrastarla) e non invece delle forme di controllo capillare della popolazione? Si tratta di un problema etico di grande importanza. Ne chiarisce la questione ByoBlu, il video blog di Claudio Messora. Di seguito il link dell'approfondimento.
STEP #10 - NEL CINEMA
NEL CINEMA...
Matrix (The Matrix) è un film di fantascienza del 1999 scritto e diretto da Larry e Andy Wachowski. Ha vinto numerosi premi, tra cui 4 Oscar.
Il titolo deriva dal termine latino matrix (generatrice/matrice), che a sua volta ha dato origine al vocabolo inglese matrix, ovvero “matrice di numeri”, un elemento di tipo tabellare derivante da strutture matematiche, molto utilizzato in informatica per associare dati, o sistemi di dati, tra loro. In questo caso, la matrice rappresenta una sorta di cyberspazio o realtà simulata creata dalle macchine.
venerdì 1 maggio 2020
STEP #09 - ARTI FIGURATIVE
REALIZZAZIONE DI QUADRI DA PARTE DI INTELLIGENZE ARTIFICIALI
Le intelligenze artificiali, si sa, stanno facendo passi da gigante: nei giochi di strategia battono ormai qualsiasi campione; riconoscono le facce e le voci; guidano le auto e i droni soldato. Prenderanno il potere? Gli esperti più pessimisti dicono che senz'altro costituiranno un problema. Altri sostengono che alle Aritificial Intelligence manca ancora molto. Intanto c'è una cosa in cui un supercomputer, un freddo calcolatore, non potrà mai eguagliare l'essere umano; una cosa che va al di là del razionale: l'arte. O meglio, c'era. Nel 2018 si è svolto un concorso tra quadri dipinti da intelligenze artificiali, che prende il nome di RoboArt Competition, ed il primo posto lo ha preso CloudPainter, che usa il machine learining per generare ritratti e paesaggi (compresa una re-interpretazione di Cezanne).
giovedì 16 aprile 2020
APPROFONDIMENTO
LEZIONE DI LUIS SEPULVEDA
Oggi, 16 aprile 2020, ci ha lasciato un grande poeta e scrittore cileno, Luis Sepùlveda, conosciuto da tutti grandi e piccini per aver scritto, tra tutte le sue opere, "La gabbianella e il gatto". Poco prima della sua morte Sepùlveda lasciò un'intervista a videodrome nella quale sosteneva che "L'internet dona una serie di dati, che non sono informazione, ti danno semplicemente un orientamento per arrivare, se hai fortuna, all'informazione".
mercoledì 15 aprile 2020
STEP #08 - STORIA DELLA TECNOLOGIA NEL PERIODO ANTICO
METODI DI TRATTARE L'INFORMAZIONE NEL PERIODO ANTICO
Al giorno d'oggi l'informatizzazione sta raggiungendo dei livelli altissimi, i modi di trattare le informazioni diventano molteplici, si stima che si siano prodotti più dati negli ultimi sei mesi che in tutta la storia dell'umanità. Ma una domanda sorge spontanea: come si trattava l'informazione nel periodo antico? Gli uomini che popolavano il nostro pianeta 100.000 anni fa comunicavano attraverso gesti che gradualmente hanno ceduto il posto alla lingua parlata. Man mano che la società diventava più complessa, la memoria collettiva del gruppo non bastava più per tramandare oralmente tutte le cose importanti. Era necessario avere una memoria al di fuori dell’oralità.
Il periodo preistorico (da 50.000 a 10.000 anni a.C.) ci ha lasciato numerose testimonianze di comunicazione. I primi archeologi consideravano gli utensili di osso, le sculture e i dipinti rupestri di questo periodo come artefatti legati a rituali magici. Successivamente, però, si è compreso che essi rappresentavano anche il tentativo sistematico degli uomini preistorici di usare certi simboli per registrare le informazioni sull’ambiente naturale in cui vivevano. Erano, insomma, dei veri e propri media, prime testimonianze della scrittura. Nel periodo compreso tra i 12.000 e i 4000 anni a.C. fioriscono la civiltà dei Sumeri e degli Egiziani. Molti studiosi affermano che fu proprio con l’origine di queste civiltà che nacque la scrittura. Le loro idee su questo periodo sono basate non tanto su nuove scoperte archeologiche, quanto su una interpretazione delle scoperte già fatte secondo la prospettiva della comunicazione.
È stato ampiamente dimostrato che prima della comparsa della scrittura, le società del passato prendevano nota degli scambi commerciali e dello sviluppo economico su mattoni di terracotta delle dimensioni di tre centimetri circa. Molti di questi mattoni somigliano a degli ‘ideogrammi’, ovvero a dei segni convenzionalizzati che non hanno alcun legame iconico con ciò che rappresentano. Il primo sistema di scrittura fu elaborato in Mesopotamia attorno al 3500 a.C. ed era basato appunto sugli ideogrammi. Questi primi artefatti si possono considerare come forme di scrittura tridimensionale astratta che, a causa di certi mutamenti sociali ed economici, si sono evolute in un più efficiente sistema di scrittura bidimensionale. Le civiltà più antiche – sostiene Harold Innis – hanno un orientamento culturale che è di tipo spaziale o temporale. A seconda della natura del medium dominante usato da una civiltà, l’orientamento culturale di quella civiltà cambia. Per esempio, la ‘pietra’ nell’antico Egitto era un medium durevole ‘legato al tempo’ che ha favorito la creazione di un governo assoluto di diritto divino altamente centralizzato. Per questo la scrittura geroglifica degli Egiziani ha prodotto accurati calendari attorno ai quali si organizzava tutto il sistema agricolo. Con l’arrivo del ‘papiro’, medium più leggero ‘legato allo spazio’, si rese possibile l’amministrazione a distanza, e ciò cambiò l’orientamento culturale della civiltà egizia. I sacerdoti estesero il loro potere anche perché i faraoni avevano bisogno del loro aiuto per creare una burocrazia amministrativa capace di usare i nuovi mezzi di comunicazione per governare un impero in continua espansione. Marshall McLuhan ha sviluppato la sua nozione di media freddi e caldi proprio a partire dagli studi di Innis. La scrittura è considerata un elemento fondamentale di tutte le grandi civiltà, a eccezione di quella degli Incas del Perù, i quali non la conoscevano. Essi avevano un altro medium per conservare le informazioni. Si tratta del quipu, una serie di corde di diversa lunghezza, spessore e colore intrecciate tra di loro. Gli Incas usavano il quipu per conservare le informazioni sulla produzione di cereali, sulle tasse, sul censo e su molte altre cose. Essendo un medium leggero e facilmente trasportabile, il quipu era ideale per amministrare a distanza un impero vasto come quello inca.
Come abbiamo già detto, l’avvento dei primi sistemi di scrittura provocò una grande rivoluzione nella comunicazione. I primi scritti, usati solo a scopo economico o politico, permisero la registrazione e conservazione di vaste quantità di informazioni. I segni impiegati rappresentavano idee, oggetti, azioni, non suoni. Soltanto più tardi, in luoghi come l’antico Egitto e Babilonia, la scrittura sviluppò una dimensione acustica: il geroglifico o il carattere cuneiforme presero allora a indicare non tanto l’oggetto rappresentato, quanto il suono emesso nel pronunciare il nome dell’oggetto. Attorno alla fine del 1500 a.C. si sviluppò l’alfabeto fenicio, composto da 22 caratteri, ciascuno dei quali rappresentava una consonante legata a diverse sillabe possibili. La giusta sillaba doveva essere dedotta dal contesto delle lettere adiacenti e il processo di lettura era di conseguenza lento. Era però un alfabeto piuttosto economico che si avvicinava molto alla lingua parlata. Quando i Fenici (popolo di marinai) entrarono in contatto con i Greci dell’Asia Minore, furono aggiunte all’alfabeto le vocali. Questo nuovo modo di scrittura e di lettura, che costituiva una buona approssimazione della lingua parlata, divenne presto l’antenato di tutti i successivi sistemi di scrittura dell’Occidente.
lunedì 13 aprile 2020
STEP #07 - OPERA POETICA
CANZONE: C'E' UN'ARIA
TESTO "C'E' UN'ARIA" DI GIORGIO GABER"
Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.
E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti "sembrerebbe", "si vocifera", "si dice"
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca
l'aria,
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca l'aria.
Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l'insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.
In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti un'idea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
E c'è un gusto morboso del mestiere d'informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l'ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
che manca l'aria.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
che manca l'aria.
Lasciate almeno l'ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l'informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.
Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca
l'aria,
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca l'aria.
Lasciateci il gusto dell'assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.
Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
che manca, che manca, che manca
l'aria.
TESTO "C'E' UN'ARIA" DI GIORGIO GABER"
Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.
E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti "sembrerebbe", "si vocifera", "si dice"
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca
l'aria,
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca l'aria.
Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l'insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.
In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti un'idea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
E c'è un gusto morboso del mestiere d'informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l'ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
che manca l'aria.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
che manca l'aria.
Lasciate almeno l'ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l'informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.
Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca
l'aria,
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca l'aria.
Lasciateci il gusto dell'assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.
Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria...
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
che manca, che manca, che manca
l'aria.
domenica 12 aprile 2020
APPROFONDIMENTO SULL'INFORMATIZZAZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
IL PIANO TRIENNALE PER L'INFORMATICA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 2019-2021
Il Piano Triennale per l’informatica della Pubblica Amministrazione è uno strumento essenziale per promuovere la trasformazione digitale dell’amministrazione italiana e del Paese.
Tale trasformazione deve avvenire nel contesto del mercato unico europeo di beni e servizi digitali secondo una strategia che si propone di migliorare l’accesso online ai beni e servizi, in tutta Europa, per i consumatori e le imprese e creare un contesto favorevole affinché le reti e i servizi digitali possano svilupparsi per massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale europea. Di seguito alcuni punti salienti della strategia:
-digital by default, ovvero “digitale per definizione”: le pubbliche amministrazioni devono fornire servizi digitali come opzione predefinita;
-apertura e trasparenza dei dati e dei processi amministrativi;
-inclusività e accessibilità dei servizi: le pubbliche amministrazioni devono progettare servizi pubblici digitali che siano per definizione inclusivi e che vengano incontro alle diverse esigenze
delle persone, ad esempio degli anziani e delle persone con disabilità;
-inclusività territoriale: le pubbliche amministrazioni devono progettare servizi pubblici digitali che siano inclusivi anche per le minoranze linguistiche presenti sul territorio nazionale;
Maggiori informazioni si trovano al seguente sito web: piano-triennale-ict
sabato 11 aprile 2020
STEP #06 - LETTERATURA
LEZIONI AMERICANE DI ITALO CALVINO
Le "Lezioni americane" di Italo Calvino (sottotitolo: Sei proposte per il prossimo millennio) è un libro basato su di una serie di lezioni preparate dall'autore nel 1985 in vista di un ciclo di sei lezioni da tenere all'Università di Harvard, nell'ambito delle prestigiose "Poetry Lectures" - intitolate al dantista e storico dell'arte americano Charles Eliot Norton. Il ciclo, previsto per l'autunno di quello stesso anno, non si è mai tenuto a causa della morte di Calvino avvenuta nel settembre 1985.
Anche se scritte ormai qualche decennio fa, costituiscono ancora oggi un testo estremamente moderno e polivalente, non soltanto in ambito letterario ma anche come strumento per capire i nuovi sistemi di comunicazione, soprattutto legati al mondo digitale. Ogni capitolo è dedicato a 6 pilastri che secondo Calvino rappresentano un valore fondamentale del testo letterario (e, per estensione, della comunicazione in generale), dal più importante al meno importante.
Di fronte a un mondo opaco e sostanzialmente pesante (drammatico, grottesco, inerte) e quindi difficilissimo da rappresentare per uno scrittore o, più in generale, per un artista, Calvino contrappone il valore della leggerezza come l'unico in grado di elevare l'intelletto umano verso orizzonti più aperti. L'arte e la scrittura sono due ambiti in cui l'uomo può riuscire a fare astrazione dalla pesantezza del reale. Ma non solo, ed è qui che vorrei soffermare la mia attenzione riguardo l'informatizzare, la scienza si prefigura ormai sempre più come un sistema capace di spiegarci un mondo sintetizzato in formule sempre più semplici e capienti:
"Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi… Poi, l’informatica. È vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza dell’hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono
solo in funzione del software, si evolvono in modo da elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima
con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d'acciaio, ma come i bits d'un flusso d'informazione che corre sui circuiti sotto forma d'impulsi elettronici.
Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso."
I.CALVINO, Lezioni americane,Leggerezza, (1985), in I.C., Saggi I, Meridiani, Mondadori, 1995, p. 636.
Link:
-https://le-citazioni.it/frasi/313619-italo-calvino-poi-linformatica-e-vero-che-il-software-non-pot/
Iscriviti a:
Post (Atom)
STEP#25 - LA SINTESI FINALE
SINTESI FINALE Con questo post intendo terminare il blog, riassumendo tutto ciò che ho approfondito riguardo il verbo "INFORMATIZZAR...
-
DEFINIZIONE DI INFORMATIZZARE DEL VOCABOLARIO DELLA TRECCANI informatizzare [dal francese informatiser ]. Applicare i metodi, i mezzi e ...
-
DISCIPLINA SCIENTIFICA: INFORMATICA L’informatica studia i procedimenti effettivi di elaborazione (e memorizzazione, trasmissione, ec...








